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CE non CE o CE si fa ?

Incuriosiscono le discussioni sulle marcature dei prodotti con il marchio CE. In questi giorni poi la discussione è particolarmente accesa per via di un incidente denunciato anche in alcune testate minori. Senza entrare nel merito di ciò che a me pare una presentazione surreale e poco correlabile a fatti realmente accaduti trovo che comunque la problematica sollevata sia significativa per chi opera nel settore come che per chi si limita ad essere “consumatore” e che queste pubblicità siano l’ultima cosa di cui abbiamo tutti bisogno.

Premesso che mi è capitato di ricevere la richiesta o la critica che gli eliquidi non fossero marcati CE ho pensato di fare qualche considerazione ad alta voce.

La prima cosa da conoscere è che non tutto ciò che è venduto in europa deve essere marcato CE. Ci sono solo categorie di prodotti da marcare, tra i quali i dispositivi elettrici che ricadono nella normativa bassa tensione ovvero nella DIRETTIVA 2014/35/UE la normativa specifica come prima cosa l’ambito di applicazione:

CAPO 1
DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1
Oggetto e ambito di applicazione

L’obiettivo della presente direttiva è garantire che il materiale
elettrico sul mercato soddisfi requisiti che offrano un livello
elevato di protezione della salute e della sicurezza delle persone,
degli animali domestici e dei beni, assicurando nel contempo il
funzionamento del mercato interno.
La presente direttiva si applica al materiale elettrico destinato ad
essere adoperato ad una tensione nominale compresa fra 50 e
1 000 V in corrente alternata e fra 75 e 1 500 V in corrente
continua, fatta eccezione per i materiali e per i fenomeni di cui
all’allegato II.
la prima considerazione: ciò che viene usato nello svapo ricade in generale nella “bassissima tensione” ovvero nel caso di tensioni in corrente continua inferiori ai 75 Volts, quindi perchè dovrebbe essere marcato CE?

Un dispositivo meccanico, costituito da un contenitore idoneo ad alloggiare una batteria e un interruttore con caratteristiche elettromeccaniche strutturate per la bassissima tensione perchè dovrebbe essere marcato, soprattutto se consideriamo il fatto che non viene nella maggior parte venduto con un utilizzatore. Intendo venduto con un dispositivo che serve per montare una resistenza che è definita in elettrotecnica “utilizzatore” ma che per noi si chiama atomizzatore ovvero, un pezzo meccanico che le coils (resistenze, utilizzatori come preferite) le può montare già fatte o fabbricate DIY dallo svapatore.

In realtà se dai “meccanici” passiamo agli elettronici la questione si complica un poco. Cambiano i range di tensione che scendono nel caso dell’alternata ai 50 Volts. Non è un lapsus parlare di corrente alternata, avete fatto caso che in molte confezioni è compreso un caricabatterie? Il caricabatterie funziona alla tensione di rete e quindi deve essere marcato CE. Il produttore giustamente appone il marchio CE su tutta la confezione, che senso avrebbe dire “il marchio CE è riferito all’accessorio caricabatterie che è inserito nel packaging” .
Esiste anche il caso che il prodotto sia fornito con la batteria al litio che deve essere marcata CE e a questo punto il marchio CE ci vuole anche solo per quello.

Come sempre però viviamo in un mondo complesso ed esistono altri livelli normativi: la EMC (Electro Magnetic Compatibility), la RoHS (Restriction of Hazardous Substances Directive) e la WEEE (Waste of Electric and Electronic Equipment).
Nell’ambito della EMC, che impone la marcatura CE si deve verificare che le apparecchiature siano conformi ad un livello adeguato di compatibilità elettromagnetica con riferimento alle norme specifiche ISO, IEC che devono essere applicate per la costruzione del prodotto (avete ad esempio presente capitan Ventosa? 😛 )

Nel caso della RoHS, che a sua volte impone la marcatura CE, si parla principalmente di prodotti che non hanno problemi di smatimento per la presenza di metalli quali ad esempio piombo, mercurio, cadmio.

La WEEE (conosciuta in italia come RAEE e disciplinata in italia dal DL n. 151/2005 ) invece parla uso di sostanze pericolose e dello smaltimento dei rifiuti come le apparecchiature elettriche ed elettroniche tra le quali troviamo anche le sigarette elettroniche ed in particolare quelle con le batterie incorporate.

Quindi un prodotto marcato CE vuole significare che lo stesso risulta conforme a tutte le direttive richiamate per apporre la marcatura a quello specifico dispositivo e che il prototipo di tale prodotto è stato esaminato e valutato. Si parla ovviamente di valutazioni eseguite sul prototipo, questo non significa che tutti i prodotti con il marchio CE siano oggetto di controlli specifici di qualità. Significa solo che è stato valutato il prototipo. La correttezza e serietà del produttore è ciò che fa la differnza ovvero rappresenta la conformità del prodotto testato e marcato con quello commercializzato. In sostanza acquistare un prodotto marcato CE non è una garanzia di qualità del singolo prodotto ma del “progetto” e del suo prototipo: una bella differenza.
La normativa attuale tra l’altro prevede che per la marcatura CE non sia più obbligatorio rivolgersi ad un ente notificatore ma al produttore è lasciata la facoltà sotto la propria responsabilità di eseguire la marcatura.

Una precisazione, il produttore o il suo mandatario (nel caso il produttore non sia residente nella UE) deve rilasciare la Dichiarazione di Conformità nella quale si attesta la rispondenza a direttive e norme. Il laboratorio che eventualmente aiuta il produttore/costruttore nell’adempimento della redazione della Dichiarazione di conformità e della conseguente marcatura non è un soggetto certificatore anche se organismo notificato. Lo stesso svolge solo attività di consulenza, in quanto la responsabilità del produttore non è delegabile, il laboratorio rilascia un Certificato che conferma la conformità alle norme del prodotto esaminato. La marcatura e tutto ciò che comprende è onere esclusivo del costruttore in quanto comprende come detto anche il controllo di produzione.
A riprova è il fatto che nella Dichiarazione di conformità deve essere riportato tra l’altro il dato di produzione: lotto, partita, matricola, ultime 2 cifre dell’anno di produzione…..

La Dichiarazione di conformità è supportata, come documento necessario, del Fascicolo Tecnico che contiene le informazioni tecniche e quelle relative alle prove ed analisi effettuate, anche tale documento deve essere messo a disposizione dal costruttore anche per eventuali controlli dell’autorità (NAS, Guardia Finanza, Camera di Commercio..). Inoltre al consumatore deve esser fornito il manuale d’uso.

La normativa ha anche introdotto il concetto di tracciabilità e quindi sulla confezione deve essere riportato anche l’indirizzo del fabbricante.

Fatta questa premessa un pochino tecnica direi che si può fare qualche ulteriore considerazione:

molto spesso nello svapo si utilizzano dispositivi nei quali il “costruttore” non ha neppure considerato di sottoporre il prodotto a tutta questa operazione di validazione e “spinto” dall’entusiasmo immette nel mercato prodotti che non hanno subito alcun controllo.
Il consumatore/utilizzatore si espone quindi oltre che ai rischi riferiti alla propria imperizia e fatalità anche agli errori fatti da questi produttori improvvisati con il risultatto di aumentare esponenzialmente il rischio di incidente. Mettere in confronto l’imperizia di chi guida una macchina sportiva e non saperla portare a 300 km/h è quanto meno paradossale. Come dire che un artigiano carpentiere in ferro costruisce un mostro da 1000 hp, lo vende, il suo cliente si schianta ed è colpa del pilota incapace. Mi scappa da ridere: direi che uno è un delinquente che vende prodotti senza alcuna cognizione e rispetto delle conseguenze l’altro è molto probabilmente uno stupido incapace. Comunque ognuno ci ha messo del suo per fare danno.

Quindi se si desidera svapare serenamente direi che scegliere prodotti con manuali oltre che  tutte le certificazioni e protezioni testate sia la scelta migliore. Se per qualsiasi ragione una batteria decide di non funzionare e così la sua protezione, o la coil preparata DIY è inadeguata per le sue caratteristiche intrinseche, il sistema ha delle imperfezioni che vanno da variazioni della resistenza interna a contatti ossidati credo sia molto più astuto per evitare fastidi utilizzare un circuitino che ha subito dei test quale scelta migliore per la propria sicurezza. Ci sono ottimi e sicuri prodotti che magari costano anche meno di certe produzioni neanche definibili artigianali e che sono studiati per impedire che il sistema si rompa o a rompersi prima che i danni siano fatti ad altre parti come nel caso di sistemi meccanici che non offrono protezioni.

Giusto per esempio ci sono in commercio tubi che hanno dei microfusibili che proteggono da sovracorrenti e  sicurezze dall’attivazione involontaria efficaci, d’altro canto si vedono box senza nessun blocco del fire e con pulsanti di attivazione sporgenti e destinati all’utilizzo con interruttori a bobina o tubi senza sfoghi adeguati dell’aria e che magari sono opposti al pin positivo.

L’elettrotecnica è una materia che non solo studia il fenomeno elettrico dal punto di vista delle leggi di Ohm ma anche della resistenza meccanica che i dispositivi devono possedere per lavorare in determinate condizioni di potenza elettrica. L’elettronica ci aiuta, imponendo delle condizioni non solo di funzionamento ma anche con condizioni stabilite come limite di sicurezza, a non correre rischi. La box elettronica in sostanza non è solo un bel display anche a colori ora con le app tipo smartphone. Vi ricordate che i primi tubi elettronici non potevano funzionare in subohm? parliamo ad esempio del Provari. Oggi se una box non si avvicina a consentire l’utilizzo di resistenze vicine a quelle di cortocircuito si considera poco interessante (anche se comunque scendendo di resistenza la protezione del circuito stesso è sempre un’assicurazione in un dispositivo elettronico). Un bel tubo meccanico o una box con contatti a lamelle, corti, spinge… (non potete vederlo ma sto ridendo pensando alla parola spinge) quando ho studiato elettrotecnica non mi hanno parlato mai di questa grandezza fisica, forse perchè il Sistema Internazionale non comprende le unità di misura “abbestia”, “di brutto” “da paura”, non credo perchè al politecnico di Milano erano impreparati e ignari dello svapo.

Scherzi NON a parte, parliamo di cose serie, le normative ci sono, i criteri di costruzione sono noti, i sistemi e gli strumenti di misura pure: perchè rischiare anche se si è esperti e a maggior ragione se non si conoscono bene le regole che lo svapo con certi sistemi chiede di conoscere e usare? Lo svapo è nato per smettere di fumare, ora è molto di più, non che sia un male per carità, ma è mia opinione che se una cosa è bella dobbiamo contribuire tutti a farla rimanere tale rispettando prima se stessi e non certe logiche aberranti che sono spesso solo frutto di politiche di lucro spregiudicate…basate sul concetto di creare l’esigenza di ciò che non serve in realtà.

Dimenticavo di confermare che gli eliquidi NON devono essere marcati CE, hanno il privilegio di soggiacere alla TPD … LOL

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