ZERO: l'essenza della Forza

ZERO: l'essenza della Forza

Pubblicato il : 08/09/2020 - Categorie : ZERO Rss feed

La prima finalità di chi svapa è allontanarsi e possibilmente smettere  completamente con il fumo per motivi di salute, il secondo uscire da una forma di dipendenza, il terzo è non rinunciare ad alcuni piaceri sensoriali tipici della sigaretta e perché no esplorarne di nuovi.

Se analizziamo sia la sigaretta che il liquido contenente nicotina distinguiamo banalmente due aspetti: l’appagamento della dipendenza  per coprire la necessità fisiologica di assumere nicotina e l’aspetto più sensoriale rappresentato dal colpo in gola o hit se preferite, aspetto che gratifica a livello percettivo il consumatore di nicotina. Tutti gli svapatori sono abituati al consumo di nicotina e hanno definito col tempo quale sia per sé la concentrazione migliore di nicotina nei liquidi al fine di ottimizzare questi due aspetti, nella maggior parte dei casi ponendosi l’obiettivo, anche a lungo termine o inconsciamente di ridurre la nicotina inalata ovvero riconquistare una forma di libertà personale.

Chi svapa pertanto non perde mai di vista l’obiettivo principale: togliersi la dipendenza e Zero si prefigge un obiettivo ambizioso e complesso: permetterlo.

Per questo motivo quando si parla di ZERO diventa necessario considerare ognuno dei due aspetti che sono come ben sappiamo completamente differenti sotto ogni profilo.

Partendo da queste considerazioni preliminari cominciamo ad analizzare quello della dipendenza.

Zero contiene sostanze naturali (piperina, ordenina, acido ascorbico) che non sono classificabili come sostanze che generano dipendenza. Queste sostanze tuttavia agiscono  a livello fisiologico, nell’insieme,  in modo simile alla nicotina andando  a  sovrapporre in parte segnali simili per il nostro organismo fornendogli gli elementi che possono inibire la necessità di assumere nicotina ovvero a ricrearne in parte l’effetto.

Questo primo meccanismo è, credo,  il più importante,  mi permetto di dire che quando si parla di dipendenza in generale non si è necessariamente legati ad un sapore o ad un odore.  Questi sono ovviamente aspetti ben poco rilevanti, una sostanza che genere dipendenza potrebbe essere somministrata anche in altro modo, ad esempio per endovena e, a questo punto, diventa chiaro come la dipendenza sia assolutamente decontestualizzata da tutto il mondo sensoriale o meglio slegata dai sensi del gusto e dell’olfatto in particolare. La dipendenza agisce infatti a livello chimico mettendo in moto meccanismi attraverso i recettori che insistono sulla fisiologia dell’individuo attraverso il sistema nervoso.

ZERO lavora in modo molto simile alla nicotina dal punto di vista dell’effetto ma non dal punto di vista del dosaggio,  infatti, se lo analizziamo dal punto di vista matematico giova osservare che il dosaggio segue una funzione non lineare che rende la sua curva molto simile ad una curva logaritmica, ha pertanto un’iniziale ripidità e poi tende a diminuire la pendenza ovvero a crescere meno con l’aumentare del valore della Forza.  

Diversamente non potrebbe essere per evitare dosaggi che se condotti linearmente porterebbero in poco tempo la miscela oltre i limiti di solubilità e di intensità accettabile relativamente alla percezione dell’irritazione. Questo pone in evidenza un elemento, che molti avranno riscontrato, passare da forza 1 a forza 2 non è uguale a passare da forza 3 a 4 e tanto meno da forza 7 a 8. Per questo abbiamo coniato il motto “scopri la tua forza”, pensavamo proprio a questo, la mancanza di una relazione stretta dal punto di vista chimico e tradotta nella curva caratteristica del dosaggio di ZERO ai quali vanno aggiunti i fattori esterni.

Le sostanze inalate passano in pochi secondi dai polmoni al sangue (7-10 secondi per la nicotina) e da li si legano ai recettori stimolando il rilascio di neurotramettitori con effetti che dipendono anche dalla situazione di partenza personale in termini ad esempio di eccitazione, stress e stanchezza. ma in ogni caso l’effetto dipende sempre dalla dose aspirata e dalla velocità di inalazione.

Che cosa si intende per fattori esterni.

Se consideriamo interni tutti i fattori legati all’assorbimento ed utilizzo da parte dell’organismo  della miscela tricomponente, i fattori esterni diventano il sistema utilizzato per vaporizzare il liquido, l’energia introdotta nel sistema  e le modalità del suo utilizzo. Vediamoli un po più da vicino.

I vaporizzatori oggi si possono classificare in 4 macro gruppi: le pod, gli atomizzatori MTL, gli atomizzatori da Flavor e quelli da Cloud. Non stiamo a parlare delle loro differenze, diamo per scontato che siano ben note e comunque facilmente acquisibili a livello informativo. Fissiamoci sul come questi atomizzatori permettono la vaporizzazione del liquido. Dal punto di vista elettrico possiamo schematizzare che dal primo all’ultimo gruppo la discriminante principale è l’energia somministrata che va in generale ad aumentare progressivamente.

Ricordandoci che l’energia elettrica somministrata dalla batteria è quella che trasformata in calore fa vaporizzare il liquido sull’utilizzatore (la resistenza) facendo letteralmente volare assieme al carrier (la glicerina) tutte le sostanze contenute nel liquido che vengono clusterizzate e accompagnate al processo di inspirazione.

Maggiore è l’energia, maggiore è la vaporizzazione e conseguentemente il trasporto delle sostanze contenute nel liquido. Questo sta a monte del concetto di efficienza del sistema, banalmente consideriamo il solo flusso di energia. L’efficienza ovviamente è importante e meriterebbe dei discorsi approfonditi,  credo molto interessanti, ma non precisamente utili per questo argomento.

Ecco quindi che, con sistemi che per funzionare utilizzano più energia, la quantità di Forza oltre che di aroma che viene messa a disposizione ovviamente diventa maggiore e disponibile  per il nostro organismo. 

Appare chiaro che se l’utilizzo dell’atomizzatore diventa compulsivo, non permettendo allo stesso di raffreddarsi, il liquido raggiunge la sua temperatura di vaporizzazione prima in quanto l’energia somministrata parte da un livello di temperatura più alto e a parità di transitori di  attivazione del sistema   si ottiene una maggior quantità di vapore e conseguentemente di quanto trasportato nell’unità di temp (diciamo il puff).

Questo spiega il fatto per cui  chi ha familiarità con questo tipo di utilizzo della vaporizzazione tende a percepire maggiormente l’effetto di ZERO.

A questo punto cerchiamo di analizzare il discorso del “colpo in gola” o hit se preferite.

La prima cosa da dire che quello che definiamo colpo in gola è sostanzialmente un’irritazione provocata da ciò che si sta inalando. L’irritazione dipende dalla quantità di vapore, dal tipo di sostanza e dalla profondità dell’inspirazione. 

È importante fare subito mente locale su quanto si inspiri profondamente il liquido, a volte si è convinti di spingerlo profondamente nei polmoni ma in realtà ciò non avviene, probabilmente inconsciamente durante l’inspirazione si attivano dei meccanismi di autodifesa che limitano la diffusione del vapore irritante nei polmoni. Osservando uno svapatore ci si può rendere conto della sua reale modalità di svapo  anche se non è facilissimo.

Svapare una sostanza irritante sia essa la nicotina o ZERO e spingerla forzatamente nel cavo orale provoca irritazione, l’abitudine tende a fare sembrare minore, esattamente come le prime volte passando dalla sigaretta di tabacco alla sigarette elettronica si tossiva così avviene con ZERO ovvero quando un’altra sostanza che agisce in modo differente da quella utilizzata solitamente si assume per via respiratoria. Noterete svapando ZERO per un certo periodo che il ritorno alla nicotina farà tossire e analogamente passando dalla nicotina a ZERO succederà la medesima cosa.

È interessante tuttavia spendere qualche parola su come o attraverso cosa avvertiamo questa irritazione. La piperina, definibile un alcaloide pungente presente nella cuticola del pepe nero,  agisce sul recettore vanilloide umano TRPV1 (TRP – Transient Receptor Potential Channels), studi hanno dimostrato, utilizzando l'elettrofisiologia patch-clamp a cellule intere,  che la piperina ha prodotto una chiara attività agonista sul recettore TRPV1 umano. La nicotina invece agisce sul recettore TRPA1.

TRPV1 ha livelli più elevati nella regione della lingua  rispetto alla regione dell’epiglottide, ed è stato localizzato nelle cellule epiteliali e nelle fibre nocicettive (1), ovvero quelle che hanno terminazioni di neuroni sensoriali, amieliniche (fibre a conduzione lenta del segnale nervoso), che segnalano in tutte le regioni studiate, un reale o potenziale danno tissutale attraverso sensazioni dolorose. Anche TRPA1 ha livelli elevati analogamente a TRPV1 ma è stato sempre localizzato al di sotto della lamina basale (è uno strato di matrice extracellulare secreta dalle cellule epiteliali). 

In sostanza TRPV1 e TRPA1 sono diffusamente presentii nell'orofaringe umana sebbene con due modelli distinti. Va anche notato per quanto detto relativamente ai fattori esterni che i recettori TRPV1 specialmente sensibili alla capsaicina (analogamente alla piperina con un fattore di “potenza farmacologica”  EC50  che passa da 0,71  della capsaicina a 38 nel caso della piperina) amplificano le sensazioni in presenza di calore (2).

Ecco ulteriormente spiegato il discorso fatto prima relativamente all’utilizzo compulsivo o ad alta temperatura di ZERO. 

Ho citato la capsaicina,non solo perché agisce sul TRPV1 ma per spiegare anche come, al di là degli aspetti discussi nella prima parte,  l’effetto della capsaicina relativamente all’HIT sia molto più forte e questo motiva il perché i precedenti tentativi fatti nel mondo per utilizzarla nello svapo siano sostanzialmente falliti.

L’ultima cosa su cui vorrei soffermarmi è relativa all’anatomia della lingua, un organo per 2/3 mobile che parte dal’ epiglottide e si distribuisce nel cavo orale, i recettori TRPV1 sono estesi a tutta la regione della lingua ed è per questo che i punti sensibili si sentono anche più in profondità a volte confondendoli con la regione nella quale sono presenti i recettori TRPA1.

INFINE.....

Questo articolo  aveva obiettivo di mettere in evidenza i due aspetti fondamentali di ZERO: la possibile sostituzione della nicotina a livello di dipendenza e quelli  legati all’hit che sappiamo essere, in ogni caso, più legato al momento dello svapo che non agli effetti indotti. Giusto ricercare il secondo ma a mio avviso il primo è più importante per tutti gli effetti benefici che questa scelta può comportare facendo considerare di secondo piano la localizzazione dell’hit nel cavo orale. 

La filosofia dello svapo si esplica in via prioritaria nel primo aspetto,  sopratutto per chi proviene della sigaretta. Imbattersi in ZERO in questo caso può essere veramente la scelta vincente per chiudere con la dipendenza impegnandosi una sola volta per modificare il proprio stile di vita.

Un’ultima considerazione, esiste una “curva di apprendimento” dell’utilizzo di ZERO che abbiamo rilevato, sulla base delle testimonianze di chi la utilizza, di 24 -72 ore, trascorse le quali, chi ha avuto volontà ha potuto abbandonare la nicotina grazie anche alla propria Forza.

Renzo Cattaneo

Bibliografia:

(1) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26530852/

(2) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2234081/

(3) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1576058/

(4) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1576058/

(5) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15685214/

(6) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6038138/

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