Veronesi intervista sigarette elettroniche

Il Professor Umberto Veronesi ha recentemente concesso un’intervista, pubblicata su “GErazia” il 12 aprile 2013,  con interessanti considerazioni  sulle sigarette elettroniche, la riportiamo, per dovere di cronaca come desunta dalla rivista stessa:

“Il fumo giovanile è un fenomeno allarmante e le azioni per contrastarlo e proteggere i ragazzi da sostanze per loro pericolose non sono mai abbastanza. Le cifre sono impietose: chi comincia a fumare a 15 anni ha una probabilità di morire di cancro tre volte maggiore rispetto a chi inizia a 25, quindi, se non si prendono immediatamente provvedimenti drastici, il numero di decessi collegati al fumo continuerà a crescere vertiginosamente. Tuttavia, le azioni messe in atto in Italia sono ancora deboli e l’impegno dei governi pressoché inesistente rispetto alla dimensione del problema. Anche per queste ragioni credo che la sigaretta elettronica, quella senza nicotina, non debba essere demonizzata. Il punto forte della “e-cig” è che agisce essenzialmente sulla gestualità, uno degli elementi chiave della dipendenza psicologica dal fumo. Le ricerche internazionali condotte finora hanno dimostrato una buona efficacia di questo strumento nell’abbandono del tabagismo. Attualmente è in corso uno studio, coordinato dall’Istituto Europeo di Oncologia e che coinvolge diversi ospedali in cui si sta misurando l’efficacia della sigaretta elettronica nella disassuefazione da fumo in pazienti ricoverati per patologie che li hanno obbligati da un giorno all’altro ad abbandonarsi il vizio: i dati finora raccolti ci fanno guardare a questo strumento con fiducia. Non interpreterei l’ordinanza del ministero della Salute come un segnale contro questo tipo di dispositivo: dichiararsi contrari alla sigaretta elettronica a priori sarebbe un danno certo per il progresso della conoscenza sulla disassuefazione e per chi ha trovato oggi la forza di tentare di abbandonare il fumo. Certo, la sigaretta elettronica non deve essere considerata una bacchetta magica, ma uno strumento che si deve inserire all’interno di un percorso di disassuefazione che coinvolge prima di tutto la volontà del fumatore e poi un medico specialista che lo affianchi nel percorso. L’importante è che dispositivi utilizzati devono essere senza nicotina e presentare le massime garanzie tecniche: prodotti in Italia, venduti solo in farmacia e certificati con il marchio di conformità del prodotto alle disposizioni comunitarie europee. Se c’è una certezza, è che il fumo rappresenta il più grande problema sanitario dei prossimi 20 anni”.